2007. Nasce il Progetto Gionata

È strano come le vite di ognuno di noi finiscano per cambiare quando ci facciamo toccare dalle persone che sono intorno a noi. A me è successo tra i banchi di una piccola chiesetta del Sud, dove ho rincontrato un vecchio amico di un tempo.

Ma incrociando il suo sguardo spento, capii subito che qualcosa non andava. Era seduto da solo, lontano da tutti, tra i banchi della chiesa. Guardandolo ho capito che cosa significa sentirsi totalmente vinti. Era un ragazzo solare, impegnato in parrocchia e nel volontariato finché non è stato messo ai margini quando si iniziò a mormorare che fosse “omosessuale”.

 

Mentre tornavo a Firenze ho ripensato mille volte al suo sguardo “rassegnato e sconfitto” e a come ogni persona omosessuale possa diventare come lui, se non incontra qualcuno che la sappia “accogliere” ed “incoraggiare” a vivere con pienezza la propria vita.

 

Per questo nel settembre 2007 insieme a Carlo abbiamo dato vita al Progetto Gionata, perché la nostra vita e il nostro cammino di cristiani possa essere una traccia, per chi cerca la sua strada, ma anche perché il prelato di turno non possa più dire che “io di cristiani omosessuali non ne ho mai conosciuti”.

 

L’idea ci venne mentre eravamo in ritiro al Santuario francescano de La Verna. Ne parlammo insieme e decidemmo che dovevamo farlo perché era importante provarci. Da allora il Progetto Gionata  è diventato quasi un figlio che abbiamo accompagnato e accudito in tutti questi anni, con l’aiuto di tanti amici, giorno dopo giorno.

 

Poi undici anni dopo arrivò al Progetto Gionata una email, che all’inizio misi nello spam pensando ad uno scherzo, in cui veniva chiesto ai volontari di Gionata di diventare gli esecutori testamentari del sogno di don David Esposito, un prete marchigiano prematuramente scomparso, che “sognava” che le nostre comunità cristiane sapessero “allargare la tenda” (Isaia 54) per fare spazio a tutti, diventando così “sempre più santuari di accoglienza e sostegno verso le persone LGBT e verso ogni persona colpita da discriminazione”.

 

Davanti all’immensità di questo sogno ero sconcertato. Mi chiedevo “ma possibile che un pugno di uomini e donne possono fare davvero la differenza?”. Alla fine il 18 marzo 2018 il “sogno di don David” cominciò a realizzarsi con la nascita dell’associazione “La Tenda di Gionata“. Cosi iniziammo così a fare esperienza di come anche “il più piccolo di tutti i semi”, “quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto” (Marco 4, 32-33).

 

Tutto questo per dirvi che per me e Carlo il Progetto Gionata e La Tenda di Gionata, non sono solo dei cammini inclusivi per accogliere, formare e informare i cristiani LGBT, i loro familiari e gli operatori pastorali che li accompagnano, ma anche dei modi concreti per fare esperienza di quell’amore che un uomo, inchiodato su una croce 2000 anni fa, ci ha voluto donare per sempre.

 

“Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?” Relatio post disceptationem del Sinodo sulla Famiglia, n. 50, 13 ottobre 2014)