2019. Quando i vicini sono davvero vicini

Non capita tutti i giorni che la propria quotidianità finisca sul giornale.

È successo grazie alla bellissima esperienza condivisa con i vicini della nostra corte, con cui ormai da cinque anni organizziamo delle feste mangiarecce. Ed è bellissimo ritrovare il gusto della convivialità.

 

Articolo di Maria Cristina Carratù pubblicato sul quotidiano La Repubblica – edizione di Firenze del 30 luglio 2019, p.7

 

C’è un cortile nel centro di Campi Bisenzio dove hanno familiarizzato nuclei (familiari) diversi per estrazione sociale ed etnica. Hanno superato le barriere che li separavano e la sera stanno spesso tutti insieme a tavola.

 

C’è una via Gluck, nella piana fiorentina, ai margini del centro storico di Campi Bisenzio, si chiama via Castronella ed è parente stretta della “strada fuori città” di Adriano Celentano, simbolo pop della devastazione urbanistica, antropologica e culturale legata al boom economico italiano. Con una fondamentale differenza, però: che qui, lungo l’antica via Sudicia percorsa per secoli dai pastori, costellata di casupole e ripari per le pecore, un angolo almeno ha resistito all’assedio di palazzi e capannoni.

 

Teatro di questo piccolo miracolo postmoderno, un borgo di vecchie case all’inizio di via Castronella, vicino all’antica Rocca. Stretto su una corte interna, con tetti spioventi, stipiti in pietra, e intorno gli ex pascoli delle pecore trasformati in orti e giardini. Ancora dieci anni fa un grumo di mura fatiscenti, che nel risollevarsi, per fortuna, non è diventato il solito “luogo di tendenza”, snaturato dalla gentrifìcation, ma è rimasto il cuore di una delle zone più multietniche d’Italia, dove, secondo l’ultimo censimento, convivono oltre 20 etnie diverse e molti italiani di altre regioni.

 

Una piccola corte di biodiversità, dove, complice la crisi economica, sono andate ad abitare giovani coppie in cerca di case a basso prezzo da restaurare a poco a poco, o di un po’ di terra incolta per un giardinetto, famiglie convenzionali – di italiani e di immigrati -, e famiglie non convenzionali, anziani. Ognuno con la sua lingua, le sue abitudini, le sue formalità.

 

In tutto nove nuclei, fra cui una coppia gay, una famiglia calabrese, una marocchina, una cinese, quella italo-peruviana di Giacomo e Linda, quella del pensionato campigiano Manrico con la moglie romena Mariana. Gente diversa e anzi diversissima, ma guidata dalla stessa attrazione per un luogo meticcio, un po’ città e un po’ campagna, tranquillo ma non solitario, dove la convivenza avrebbe dovuto inventarsi senza modelli – tantomeno quello del condominio anonimo, degli appartamenti con le porte sbarrate.

 

«All’inizio non è stato facile», racconta Innocenzo Pontillo, che col compagno Carlo vive qui da 10 anni e cura un bellissimo orto «con cancello aperto, dove a tutti possono prendere qualcosa». «Le lingue diverse ci separavano e, a parte i saluti, ognuno faceva vita a sé». Poi, però, qualcosa è cambiato. «È stato quando davanti a una porta è comparso un vaso di fiori». Un gesto interpretato dai vicini come un segnale, del tipo: «La corte è di tutti, è vero, ma questi fiori ci stanno bene, no? Che ve ne pare?». Tempo qualche giorno, «e la corte si è riempita di fiori e di piante», una specie di corale risposta floreale.

 

Un passo ancora, ed è arrivata la svolta, quando Innocenzo e Carlo, a un certo punto, intuendo – chissà perché – di poterlo fare, hanno suonato ad alcuni campanelli: «Vi andrebbe se una sera cenassimo tutti insieme nella corte?». Una silenziosa lingua comune, evidentemente, si era già fatta strada, li tutti hanno detto sì, certo, quando si fa?

 

Partono i preparativi. Dalle case escono profumi e odori di ogni latitudine, geografica e umana, e qualche sera fa, come documentano i profili Facebook dei partecipanti, arriva il momento. Al suono della chitarra, hyab e canottiere, cous cous marocchini e salame lucano, il vino di Campi di Manrico e gli sformatini peruviani di Linda, convivono alla tavolata dove si mangia seduti sulle sedie portate dalla cucina, nei piatti usciti dalla credenza del vicino.

 

L’indifferenza, la chiusura alle diversità, il grande rischio della convivenza contemporanea, è un muro abbattuto. E nella corte di Campi nasce, di sapore in sapore, un nuovo sapere.

 

Scarica> La pagina originale di Repubblica con l’articolo (file PDF)