“Se parlassi tutte le lingue degli uomini ma non avessi l’amore, sarei come bronzo che rimbomba”

Riflessioni  pronunciate da padre Pino nel momento di benedizione e ringraziamento trasmesso on line dopo l’unione civile di Carlo & Innocenzo, tenutasi a Campi Bisenzio (Firenze) il 29 agosto 2020

 

Pensando a Carlo e Innocenzo, e a ciò che li unisce, mi è venuto in mente l’Inno alla Carità. Nella Prima Lettera ai Corinzi, al cap.13, viene tradotto con “carità” il termine greco “agape”; ma nel Vangelo di Giovanni questo termine viene tradotto con “amore”. Per questo, nel leggere l’Inno alla Carità, userò il termine “amore”.

 

Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi l’amore, a nulla mi servirebbe.

Chi vive l’amore è magnanimo, benevolo è chi ama; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità.

Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

L’amore non avrà mai fine (…). Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e l’amore. Ma la più grande di tutte è l’amore!” (cfr. 1Corinzi  13, 1-8. 13)

 

Molti si chiedono se l’affetto omosessuale possa essere considerato una forma di “amore”. La questione è importante; sapendo che “Dov’è carità e amore, lì c’è Dio”. “Dio è amore”, dice la Scrittura (1Gv 4,8).

 

E allora: l’affetto omosessuale può essere “amore”? Sinceramente …non lo so. Ma devo dire che, altrettanto sinceramente, direi la stessa cosa per l’affetto eterosessuale. È “amore”? Non lo so …dipende. E da cosa dipende?

 

Sant’Ignazio di Loyola dice che “l’amore si vede più nei fatti che nelle parole” (cfr. Esercizi Spirituali [230]). Se c’è “amore”, allora, si vede nella vita concreta; come d’altra parte ci ha appena detto San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi: “l’amore è benevolo, non è invidioso, non manca di rispetto, non è superbo, è altruista, umile; cerca la giustizia; ama!”

Io conosco Carlo e Innocenzo da tempo; sono stato da loro, a casa loro, e loro sono stati da me, a casa mia. Li ho visti; abbiamo parlato…

 

Come abbiamo ascoltato dalle testimonianze dei familiari e degli amici, anch’io lo posso dire: l’affetto che tiene insieme Carlo e Innocenzo da 15 anni è amore!

Condividono la vita, veramente, e lo sappiamo. La condividono con gli altri; donano se stessi agli altri: l’abbiamo ascoltato.

Condividono i fondamentali valori del Vangelo. Sentono profondamente che il Signore è per loro fonte di liberazione e di dignità. Sentono di far parte di una comunità, di un popolo raccolto intorno all’amore del Signore, e in cammino.

 

Se Dio è amore, l’amore non ha bisogno d’essere “benedetto”, ma è esso stesso “benedizione”. L’affetto di Carlo e Innocenzo è “amore”; e questo amore è la benedizione di Dio stesso per loro; è la benedizione di Dio stesso per noi.

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